Comunicato stampa di C.Re.S.Co. sulla situazione romana

Di seguito il link al comunicato stampa di C.Re.S.Co. su quello che sta succedendo a Roma.

Comunicato stampa

ROMA 2017: NESSUN TEATRO SI SALVA DA SOLO

Prima di tutto un po’ di storia.
Era il 24 marzo 2014 quando C.Re.S.Co. organizzò un incontro pubblico alla Sala Squarzina del Teatro Argentina per discutere, in un’assemblea pubblica, del futuro del sistema teatrale romano e regionale.
Presenti alla chiamata tutte le principali cariche istituzionali di Comune e Regione. La notte prima dell’incontro, che radunava intorno a sé tutti i protagonisti della scena teatrale, venne data notizia dello sgombero dell’Angelo Mai, centro di produzione culturale, oggi Premio UBU come laboratorio di sperimentazione artistica e attivismo politico.
L’incontro pubblico assunse le dimensioni di un’assemblea cittadina in cui sarebbero state segnate le sorti delle politiche culturali della città negli anni a venire.

Cosa è successo nel corso di questi ultimi tre anni da quelle “Idi di Marzo”?

Il Teatro Valle Occupato cede, anche per motivi di stanchezza, e restituisce il teatro alle istituzioni della città che ne promettono la riapertura nel giro di un anno. Promessa disattesa. Nei mesi successivi la città cambia due assessori, scoppia il caso di Mafia Capitale, il comune viene messo sotto la tutela del commissario Tronca. L’ex sindaco Marino deve consegnare le sue dimissioni e viene eletta Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle come nuovo sindaco di Roma. Tutto è ancora fermo. Nel frattempo in Regione Lazio viene varata una nuova legge regionale per lo spettacolo dal vivo sotto la presidenza di Nicola Zingaretti, che riconosce allo spettacolo dal vivo lo 0,1 % dell’investimento del bilancio complessivo. Questa legge costringe molti soggetti e associazioni culturali, che animavano la vita culturale della città, a fare i conti con una burocrazia sempre più stringente. Le condizioni richieste per quanto riguarda il co-fianziamento e la rendicontazione dei progetti sono davvero insostenibili. Molti soggetti, pubblici e privati, perdono i finanziamenti o li vedono drasticamente ridimensionati. A Roma chiudono, poi riaprono e poi chiudono nuovamente, molti spazi culturali. Il Teatro della Comunità e la Casa delle Culture sono i casi più recenti.

Roma 2017. Venerdì 17 alle ore 00:45 viene annunciato il sequestro da parte della questura di Roma dei locali del Teatro dell’Orologio in via dei Filippini, spazio aperto da più di trent’anni nel centro della capitale. Soltanto poche ore prima la stessa questura aveva anche rimesso i sigilli al Rialto Santambrogio, altro spazio simbolo della vita culturale cittadina già al centro del dibattito pubblico per le vicende legate all’impossibilità di poter ospitare attività di pubblico spettacolo.

La domanda sorge spontanea sulle bocche di tutti: chi sarà il prossimo?
Ovviamente ciascuna di queste storie è molto più complessa di come viene letta e riassunta e porta con sé molti dubbi su ciò che è lecito e ciò che non lo è. Il Teatro dell’Orologio, ad esempio, viene chiuso perché non è dotato dell’uscita di sicurezza. Questo lo rende uno spazio non a norma di legge e non sicuro per ospitare attività di pubblico spettacolo, è vero. Ma è vero anche che tale deficienza sussiste da più di trent’anni ed ha interessato anche le gestioni precedenti. Perché fino a ieri ciò non ha mai costituito un problema per l’amministrazione pubblica? Perché in trent’anni non si è mai cercato di trovare una soluzione?
E’ vero anche che questa irregolarità accomuna molti locali pubblici della “città eterna”, i cui piani regolatori si vanno a perdere nella buia notte dei tempi delle amministrazioni precedenti agli anni ’60. È vero anche che il Teatro Nazionale di Roma Capitale, il Teatro di Roma, ha risolto il problema dell’agibilità di pubblico spettacolo poco meno di un anno fa.
Stiamo parlando di uno spazio pubblico e partecipato di cui il Comune di Roma è il primo sostenitore. L’impressione generale è che si stia discutendo a vuoto sulle possibili strategie di salvataggio di una nave che è già affondata per più di metà.

Il direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi ha rilasciato un comunicato in cui dichiara che aprirà le porte del teatro della città alle compagnie che non potranno portare in scena le proprie opere in programma nello spazio di via dei Filippini. Ha inoltre dato ospitalità ad un prossimo appuntamento pubblico che si terrà sabato 25 febbraio dalle ore 10:00 presso il Teatro India. L’incontro intitolato Roma Theatrum Mundi è coordinato dai critici e pensatori romani Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica), Attilio Scarpellini e Graziano Graziani (Radio Tre) e Andrea Porcheddu (Gli Stati Generali), che hanno invitato tutto il popolo teatrale di Roma e del Lazio a prendere di nuovo posto in una piazza pubblica per discutere di un presente che lascia sgomenti e affranti teatranti, spettatori e cittadini. Ospiti attesi, i principali responsabili della pubblica amministrazione e gli assessori alle politiche culturali Bergamo e Ravera.

Noi di C.Re.S.Co. ci saremo come ci siamo stati in passato per cercare di mettere in luce, insieme a tutti gli altri partecipanti, un problema che non riguarda solo il nostro settore, ma che sta condizionando in modo inquietante lo stato culturale di un’intera città. Un problema che dovrebbe far riflettere molto attentamente l’intero paese che, soffocato dalle morse di una crisi molto più che economica, sta perdendo rapidamente molti spazi e molte comunità. Comunità che cercano soltanto di svolgere il loro lavoro e di creare momenti di aggregazione per le persone, concedendo a tutti il diritto di informarsi e di stare insieme.

Il direttivo C.Re.S.Co.

 

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