LO SGUARDO DI C.Re.S.Co. SUL SISTEMA RESIDENZE

Incontro Nazionale delle Residenze_Bari 19 e 20 settembre 2019

Lo sguardo di C.Re.S.Co. sul Sistema Residenze

 

Incontro Nazionale delle Residenze significa Ministero, Regioni e operatori culturali che mettono parola e pensiero insieme su una delle “eccezioni” più vive, poliedriche e polifunzionali del sistema dello spettacolo dal vivo; un’“eccezione” talmente pulsante che fatichiamo ancora, dopo più di 10 anni, a racchiuderla in una forma definita e in una definizione esaustiva.

Tuttavia tutti sentiamo che il percorso delle residenze artistiche,fin qui intrapreso, è arrivato a un punto cruciale della sua evoluzione e non è possibile sottrarsi a domande precise che si pongono come spartiacque di questo mare indistinto e pure ricchissimo, rappresentato dalla vivacità delle residenze italiane.

Così C.Re.S.Co. prova a fare l’unica cosa ragionevole in questa estrema fluidità: riparte da poche domande fondamentali e prova a condividere gli stimoli che esse hanno generato.

 

Prima domanda.

Esiste un modello “italiano” di Residenze, la cui identità è possibile rivendicare nel dibattito internazionale in termini di modalità di gestione, funzioni prioritarie, vocazione di luoghi contrassegnati da “agitazione culturale”?

Ci verrebbe da dire che la cifra stilistica delle residenze italiane – che ci sembra confermata dal titolo scelto per questo incontro “Le Italie in residenza” – è stata la capacità di valorizzare le differenze, mettendole in dialogo tra loro e rendendole delle eccellenze artistiche.
Grazie al dialogo costante di Regioni e Ministero è stata messa in moto una rivoluzione copernicana della percezione del rapporto tra cultura e comunità. Le Residenze italiane hanno avuto un grande pregio: il riconoscimento del valore artistico del lavoro sui territori.

Non si è mai parlato di valore sociale o civile, ma sempre e solo di valore artistico, scoprendo, certo, che esso era direttamente proporzionale alla ricaduta sociale e civile dell’operare delle Residenze. Ovvero è stata la qualità artistica dei processi attivati a favorire il raggiungimento di obiettivi di crescita politica, sociale e economica nei diversi territori.

 

Seconda domanda.

Dal sostegno alla produzione alla circuitazione, all’internazionalizzazione degli artisti: quante e quali funzioni hanno svolto e sono chiamate a svolgere le Residenzesupplendo alle mancanze del sistema? Ovvero: quanto la confusione in cui sembra immerso il sistema delle Residenze dipende dalla confusione in cui è immerso l’intero sistema dello spettacolo?

Se è vero – come ormai ci diciamo da tempo – che c’è bisogno di ridefinire le funzioni delle Residenze, è vero anche che sarà difficile farlo se contestualmente non verranno definite chiaramente le funzioni di tutti gli altri soggetti interessati, permettendo la creazione di una relazione virtuosa e funzionale con l’intera filiera dello spettacolo dal vivo.

 

Terza domanda.

Possiamo immaginare che l’obiettivo congiunto di Mibac, Regioni e operatori sia la creazione di poli competitivi e interlocutòri nel panorama europeo? Dato questo come obiettivo, possiamo immaginare che il Sistema Residenze sia finalizzato – a differenti livelli – al suo raggiungimento? Possiamo cioè immaginare che Centro e periferie contribuiscano insieme, con pari dignità, alla riscrittura della mappa artistica del Paese?

Non saremmo tutti qui se la nostra risposta non fosse “SI”. Proprio per questo auspichiamo che a questi obiettivi culturali, che sappiamo condivisi, possa corrispondere un adeguato investimento di risorse.

 

Quarta domanda

In un momento di spaesamento come questo, per ritrovare il bandolo della matassa non dobbiamo forse concentrarci sui processi virtuosi innescati dalle residenze? Sappiamo bene che l’eredità che lasciamo è rappresentata anche da persone e luoghi – che sono per natura mutevoli -ma soprattutto si fonda sull’insieme delle prassi e dei processi che intrecciano il tessuto connettivo della civiltà e che permettono per esempio un sano ricambio generazionale. Da dove (ri)cominciare quindi?

C.Re.S.Co. riparte dalla LEGACY delle Residenze, dall’eredità che – più o meno consapevolmente – esse consegnano oggi a chi le osserva non solo come fenomeno, ma anche come possibilità.

Proviamo allora a individuare quello che prima delle Residenze non c’era, o magari non aveva un nome, cioè era un’eccezione e non una pratica condivisa e replicabile:

  • interregionalità, intesa come messa in rete del lavoro di imprese dislocate su tutto il territorio nazionale;
  • sviluppo dei processi di capacity building delle imprese titolari di residenze, perché oltre agli artisti anche le residenze devono crescere per essere sempre resilienti;
  • attivazione “drammatica” delle comunità e creazione di architetture relazionali che – nate negli (o dagli) spazi di residenza – sono rimaste in piedi anche all’esterno;
  • crescita della qualità artistica delle produzioni italiane, attraverso la valorizzazione del processo di creazione più che della spasmodica ricerca del prodotto finale;
  • coinvolgimento delle comunità all’interno del processo di creazione degli artisti, in qualità di corpo drammaturgico;
  • restituzione ai giovani artisti dell’aura di dignità che sottende al loro lavoro (che spesso sono i primi a dare per scontato), in relazione a condizioni di tempo, spazio, risorse, mentoring;
  • coinvolgimento di stakeholders nazionali e internazionali che hanno sostenuto il lavoro degli artisti e delle residenze, innescando un virtuoso sistema ibrido di scambio costante tra dimensione territoriale e dimensione nazionale e sovranazionale.

 

Accanto a ciò, tra gli obiettivi non interamente raggiunti, spicca il percorso – abbozzato negli intenti, ma mai adeguatamente strutturato – di sostegno ai processi di internazionalizzazione degli artisti in residenza.

E – restando in tema di “eccezioni” dalla difficile definizione – chiudiamo questa riflessione con un obiettivo non dichiarato (magari non cercato), ma chiaramente intravisto e “pericolosamente” sfiorato: quello del riequilibrio territoriale. Di questo ci raccontano “Le Italie in Residenza”: di un Paese in cui le differenti vocazioni artistiche e gestionali hanno pari peso, pari valore, pari dignità e contribuiscono prepotentemente in ugual misura all’innovazione del Sistema.

Un miracolo, una favola tutta italiana, o, meglio ancora, la lungimiranza politica che si cela nella auspicata flessibilità di un Accordo di programma nazionale, in grado di individuare obiettivi specifici attraverso Protocolli d’Intesa tra Stato e Regioni,da applicare nei diversi territori come ineguagliabili strumenti di ascolto e declinazione permanente della realtà. Questo sono “le Italie in residenza”, esempi d’innovazione che nascono da differenti vocazioni e obiettivi comuni, in primis la crescita del patrimonio immateriale di questo Paese.

 

 

DOCUMENTO IN PDF

 

ITA>ENG