La riflessione di C.Re.S.Co sulle risorse assegnate agli extra FUS

Il Ministro destina 20 milioni di euro a tutti i soggetti extra FUS: la posizione di C.Re.S.Co

Lo scorso 22 aprile il Ministro Franceschini, durante il Question Time alla Camera, ha dichiarato che nessun artista verrà dimenticato: nessun attore, nessun musicista così come nessun lavoratore del mondo dello spettacolo, con particolare attenzione ai più fragili, infatti poco dopo ha aggiunto non parlo delle grandi star, che hanno le spalle robuste, parlo delle professionalità più indifese: le prime misure sono a loro tutela.

A tal proposito è stato già firmato il decreto che avvia le procedure per il riparto di 20 milioni di euro a sostegno delle realtà delle arti performative che non hanno ricevuto contributi provenienti dal FUS nel 2019.

Un bel segnale certamente, che dimostra l’attenzione del Governo verso tutti i lavoratori dello spettacolo dal vivo, eppure le misure previste dal Ministro hanno tutto l’aspetto di un buon tentativo non pienamente riuscito o di una azione finalmente rivoluzionaria ma rimasta intentata fino in fondo.

I 20 milioni saranno infatti ripartiti tra soggetti diversi in parti uguali, così per ciascun beneficiario. Ci tornano in mente le parole di Lorenzo Milani quando diceva che non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

Oggi C.Re.S.Co, che aveva presentato al Ministro Franceschini e al Segretario Generale Salvo Nastasi una proposta che tenesse conto certamente della necessità di non dimenticare nessuno, ma che allo stesso tempo mirava a tutelare la professionalità del comparto e soprattutto la diversa dimensione d’impresa dei soggetti, chiede apertamente al Governo: chi sono davvero questi extra FUS?

Questo universo di soggetti poco noti, che per le più diverse ragioni non sono entrati nella grande famiglia dei soggetti finanziati, cosa fanno davvero, dove lavorano, a chi si rivolgono?

Ci sono piccole realtà, appena nate, che stanno muovendo i primi passi all’interno del complesso sistema dello spettacolo dal vivo, così come realtà più strutturate che godono di una circuitazione nazionale e internazionale in grado di rispettare – e finanche superare alle volte –  i parametri minimi di accesso al FUS: imprese che hanno fino ad oggi garantito occupazione, rappresentato presidi territoriali, contribuito all’innovazione della scena e al ricambio generazionale.

In qualità di arcipelago – che quei soggetti li conosce bene perché è anche con loro che costruisce visioni e pensieri ogni giorno – C.Re.S.Co ha cercato più volte in questa delicata fase di interlocuzione istituzionale di dar voce al variegato mondo degli extra Fus, pensando alla loro preziosa relazione con i pubblici del Paese.

La nostra proposta prevedeva l’individuazione di semplici fasce o di scaglioni oggettivi all’interno dei quali assegnare un medesimo contributo, perché si operasse attribuendo parti eguali a soggetti eguali, come insegna Aristotele nella Politica parlando dell’uguaglianza distributiva, così da far corrispondere a ogni segmento un indennizzo quanto più adeguato e rispettoso delle differenze.

Così si agisce in altri settori: perché ad esempio i Comuni stanno erogando i buoni spesa ai cittadini rispondendo a un criterio di differenziazione sulla base dei diversi nuclei familiari e invece i lavoratori dello spettacolo possono ricevere – tutti indistintamente – lo stesso importo? Il danno ricevuto in seguito alle limitazioni del Covid-19 è certamente maggiore o minore in base all’attività delle diverse imprese (e quindi al loro fatturato), che dovrebbe essere direttamente – e democraticamente – proporzionale al ristoro concesso e riconosciuto.

Se consideriamo che per moltissimi soggetti extra FUS la somma massima erogabile non sarà che una bazzeccola e che il 2021 sarà un anno ponte in cui non sarà possibile accedere al finanziamento ministeriale, diventa ogni giorno più forte il timore che la distanza tra chi è dentro e chi è fuori si farà sempre più incolmabile, rendendo il sistema ancora più ingessato e frammentato, venendo a mancare la creatività di chi ha contributo negli ultimi anni a innovare i linguaggi della scena contemporanea, spesso operando in aree periferiche e a contatto con le comunità.

Noi di C.Re.S.Co chiediamo quindi al Ministro di accogliere il nostro invito a ripensare all’universo dei soggetti extra FUS contemplandone la diversità, solo così nessuno sarà davvero escluso.